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Ergonomia Medicina

La fonochirurgia nei cantanti. Un contributo alla medicina dell'arte

Alfonso Gianluca Gucciardo

Le patologie foniatrico-fonochirurgiche, ormai giustamente isolate dalle laringojatriche classiche, rivestono importanza indiscutibile qualsiasi utente-paziente si tratti, ancor più con i cantanti. Vivendo della propria voce, essi sono molto sensibili a ogni sua modificazione e spesso fanno precise richieste anche prassiche al fonochirurgo, che deve, così, valutarne non solo il peso clinico-terapeutico ma anche quello etico. Si differenziano, secondo Bouchayer: patologie congenite, le più frequenti nei cantanti professionisti [cisti epidermoidi (chiuse e aperte), ponti, sulci, vergeture, microdiafragmi]; patologie acquisite, più frequenti nei non professionisti (polipi, noduli, cisti mucose, sinechie, edemi di Reinke, micro- o macroectasie vascolari, papillomi, paralisi cordali, cicatrici jatrogene); patologie miste (che costituiscono spesso vere e proprie "sorprese intraoperatorie"). Il trattamento chirurgico è raramente necessario in prima indicazione (secondo Fussi lo è per: polipi, cisti, sulci); esso va proposto solo dopo il fallimento delle terapie mediche e/o logopediche. Certamente richiede, comunque, come più volte precisato da Ricci Maccarini, maggiori attenzioni e responsabilità da parte del chirurgo perché, di contro, da parte del cantante, ci sono ovviamente maggiori richieste e attese. Mentre nell'utente comune ci si può ritenere, infatti, soddisfatti se con la fonochirurgia scompare la fonastenia, il cantante deve poter ottenere, invece, anche una qualità vocale migliore rispetto ai parametri pre-intervento (sul dubbio significato dei quali in questo contesto non ci si può soffermare; lo abbiamo piuttosto fatto altrove). Per ottenere i migliori risultati possibili bisogna liberare la mucosa dalle aderenze con il legamento vocale (costituito da strato medio e profondo della lamina propria) ed evitare di ledere detto legamento e il muscolo, il quale ultimo deve essere trofico e tonico per sostenere la corda nei suoi movimenti. Pur avendo a disposizione, grazie all'U.O.C. ORL dell'Ospedale "Bufalini" di Cesena (dir.: prof. Casolino), frequentata per circa 7 mesi, diversi casi clinici interessanti (con rispettivi filmati), si presenta un solo caso clinico: S. M., 31 anni, cantante di musica pop, maschio, fumatore di 30 sigarette/die da diversi anni. Al colloquio anamnestico si rilevavano i seguenti sintomi jatrotropi: disfonia da diversi mesi; crisi di afonia paradossa dopo uso di cortisonici; astenofonia. La stroboscopia laringea ha evidenziato che la corda vocale destra era meno vibrante per la presenza di cisti intracordale ben visibile. La corda vocale sinistra presentava lieve vergeture ma comunque buona vibrazione e ondulazione mucosa, per cui la lesione è stata considerata non patologica. A tal ultimo proposito va detto che mai deve verificarsi l'accanimento chirurgico nel cantante: diversi famosi artisti dimostrano che una tecnica ottimale può riuscire a "coprire" piccole imperfezioni anatomiche cordali che quindi non necessitano di trattamento. Come precisa Fussi, il costo di questi adattamenti va, comunque, valutato volta per volta. In S. M. l'intervento chirurgico è stato eseguito in microlaringosospensione ed è consistito nell'exeresi di cisti epidermoide intraligamentosa dalla corda vocale destra e scollamento di aderenza tra mucosa e legamento. Il decorso post-operatorio è stato regolare. I controlli in 11a e 45a giornata hanno dimostrato graduali miglioramenti sia della fonastenia sia della disfonia. Nell'ultimo controllo di catamnesi: spettrogramma di tipo II sec. Yanagihara e VRP a 23 semitoni (da RE3 a FA5). Lo stesso intervento si sarebbe potuto effettuare in FEPS (acronimo da noi coniato per: fiber endo phono surgery). Quale che sia l'approccio chirurgico, scelto in funzione della patologia, delle convinzioni e delle conoscenze ortoprattognosiche del chirurgo, per ottenere i migliori risultati possibili necessita ricordare che:

1. in medicina artistica non può esistere la figura del tuttologo: il lavoro DEVE essere d'équipe
2. l'ORLjatra deve possedere almeno le basi della Foniatria generale
3. l'équipe deve necessariamente comprendere un medico dell'arte che conosca bene i repertorî e le opere liriche, le metodologie e i linguaggî musicali nonché i cantanti e «possa realizzare una valutazione sofisticata dell'intera voce cantata (in particolare le ottave tra 512 e 1024 Hz per le donne) utilizzando la propria voce e le sue percezioni uditive come confronto primario» (cfr. Bastian)
4. un professionista della voce non va mai operato se non si ha il supporto di una diagnosi foniatrica precisa e di una terapia logopedica post-operatoria specifica per quella particolare patologia e per quel particolare paziente (cfr. Bastian e Ricci Maccarini)

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Daniele Franchini