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Relazione del VII congresso medico dell'associazione Professione medica - 1997
Considerazioni sull'influenza dello strumento nella pratica musicale
Introduzione
Scopo di questa presentazione è analizzare l'importanza dello strumento e dei suoi imperativi nella determinazione del dolore e delle difficoltà d'esecuzione, nei musicisti. Gli strumenti musicali sono oggetti inanimati "per i non musicisti", ma per chi li pratica sono parte di loro stessi, un'estensione delle proprie capacità espressive. Quando ad un musicista si chiede quale sia la sua attività ed egli risponde che suona uno strumento. Viene spontaneo chiedere ancora: Che lavoro fai? È un luogo comune che svela con quale ottica si consideri il musicista e la sua attività. Invece per molte persone si tratta di mestiere, di un vero e proprio lavoro. Ma lo strumento richiede precise condizioni. Il musicista deve assumere posture ben precise, non statiche, ma in equilibrio dinamico, deve effettuare con precisione determinati gesti ripetendoli molte volte, soprattutto durante lo studio. Inoltre durante una performance non esiste la possibilità di interrompersi per "riposare" o per sgranchirsi come si può fare per altri compiti usuali. E' necessaria una coordinazione ed elaborazione precisa fra la rappresentazione mentale della musica ed il gesto che si va a compiere; molte sono le occasioni in cui si suona senza spartito, la musica è già nota ed è stata assimilata durante la preparazione.
Materiali e metodi
Rifacendoci ai lavori di una comunicazione fatta dal nostro gruppo, MEDART, in questa stessa sede al VII congresso di Professione medica del 1997, basata su un lavoro con tre gruppi musicali diversi (Accademia Pianistica, Banda di Imola e Orchestra di Macerata). In quell'occasione abbiamo raccolto importanti informazioni che ci sono servite per creare un data base da cui attingere dati statistici adeguati per le valutazioni necessarie a riguardo del dolore, delle posture, dei sintomi riferiti dai musicisti.
Risultati
Sono stati contattati 120 musicisti, alle 60 persone che hanno risposto abbiamo chiesto una valutazione dell'eventuale dolore sofferto, delle caratteristiche, del tipo, tempo, entità del dolore stesso. Nei tre gruppi musicali considerati 28 persone, tra le 60 risposte ottenute, hanno riferito almeno un episodio di dolore correlabile alla loro pratica musicale e complessivamente, per numero di sedi, sono stati riferiti 87 episodi di dolore.
In 36 volte il dolore era riferito al rachide cervicale o dorsale o lombare, 37 all'arto superiore sinistro e 17 all'arto superiore destro, senza una specifica significatività correlata con le caratteristiche di destrimane o mancino.
Tra i musicisti sono frequenti questi problemi perché la pratica di uno strumento musicale impone rigide regole legate alle caratteristiche dello strumento stesso, sono i cosiddetti imperativi dello strumento. Vale a dire gesti e posizioni indispensabili (sostenere lo strumento, muovere l'archetto in una determinata direzione, ecc..).
Negli strumentisti è possibile riscontrare, problemi determinati da posture, come le lombalgie o le cervicoalgie, sindromi da sovraccarico tipo le tendinite e meno frequentemente problemi di coordinazione motoria, le distonie funzionali.
POSTURE
La pratica musicale può essere svolta in diverse posizioni, ma per lo più si esegue da seduti come nelle orchestre
Nei fiati, (flauto), la possibilità di espansione del torace e quindi la sua capacità di prendere aria dipende molto dalla posizione assunta, infatti, per lo studio è preferibile la stazione eretta.
Il flautista non si vede le dita, può controllare le dita sullo strumento che deve sostenere. Le spalle, infatti, non devono essere protese in avanti per accentuazione della cifosi dorsale, ma devono essere rette dalla muscolatura intrinseca. La correttezza del portamento del rachide è alla base della fine esecuzione.
Il chitarrista in genere suona da seduto, anche se la chitarra moderna o il basso nel complessi musicali è eseguito in piedi, ma le caratteristiche sono diverse. Il rachide cervicale, è frequente sede di dolore.
L'arpa è uno strumento poco diffuso, ma dalla letteratura si evince come sia uno dei più problematici, soprattutto per la schiena, ove l'equilibrio del musicista è una sfida. L'arpista, in genere una donna, appoggia lo strumento sulla spalla destra, quindi deve allungarsi per raggiungere le note gravi, ma c'è l'ostacolo dello strumento stesso, inoltre usa in continuazione i sette pedali che le impongono di cui deve stare in perfetto equilibrio sui glutei. Alcuni strumenti consentono la posizione eretta in certe occasioni come i solisti, violino o viola, il contrabbasso, i fiati o certe percussioni come timpani o vibrafono che si eseguono prevalentemente in piedi. L'atteggiamento posturale deve essere correttamente tenuto ed è interessante rilevare come il musicista debba essere visitato con lo strumento, mentre esegue, per capire quali sono le posture ed i movimenti che si rivelano errati.
Il clarinettista che regge lo strumento con le braccia, fa fulcro sul pollice, ma questa posizione può indurlo a piegare eccessivamente il dorso con conseguenti dolori cervico dorsali. L'uso della tracolla trasferisce il peso del clarinetto dal pollice al collo provocando ulteriori problemi.
Ciò avviene per il peso dello strumento solitamente sostenuto dalle braccia ma retto dal pollice. A questi musicisti è talora consigliato l'uso di un collare da sorreggere il clarinetto, ma anche questo, sebbene scarichi le braccia non impedisce che il musicista aumenti la cifosi dorsale. Manca una corretta tonia dei muscoli paravertebrali.
In altri strumenti in cui l'esecuzione è saltuaria, come nelle orchestre, i timpani, il contrabbasso, o altri, il musicisti ha occasione di riposarsi, alternare posizioni rilassare la tensione, questi problemi sono molto meno diffusi. Ci sono altri strumentisti che devono essere analizzati in posizione seduta.
Il pianista siede di fronte alla tastiera, ma deve essere libero di scorrere sia verso le note gravi sia verso quelle acute e necessita anche di fare movimenti con il piedi (a maggior ragione l'organista), perciò deve stare in perfetto equilibrio sugli ischi evitando la flessione laterale del rachide perché indispensabile che egli mantenga le spalle parallele alla tastiera. Il pianista mentre siede non deve ruotare il bacino, ma deve tenere il rachide tonicamente eretto perché questo altera la posizione delle spalle le quali devono essere mantenute parallele al piano dello strumento e che sono il fulcro per il corretto uso delle mani.
Anche il violoncellista, obbligato alla posizione seduta, con gambe divaricate deve sedere correttamente, in posizione attiva, non appoggiato allo schienale, ma come se fosse pronto per alzarsi, questo consente una perfetta posizione delle braccia che devono abbracciare lo strumento e soprattutto permette alla mano sinistra di raggiungere le note più alte, mentre l'archetto agisce parallelo alle corde.
Le spalle non devono essere protese in avanti per accentuazione della cifosi dorsale, ma devono essere rette dalla muscolatura intrinseca.
Così ognuno, se seduto, ha necessità di mantenere il rachide eretto in modo tonico per consentire di liberare le spalle, come amano dire i musicisti la correttezza del portamento del rachide è alla base della fine esecuzione e si ottiene solo con una presa di coscienza di sé e con l'allenamento quasi di tipo "agonistico".
SINDROMI DA SOVRACCARICO
Qualora il musicista porti il peso della gestualità fine soltanto sui polsi e le mani, ecco allora aumentare enormemente il rischio di sovraccarico muscolo scheletrico. Le cosiddette "Overuse Sindrome". Le tendiniti CLB, le epicondiliti o la STC che oggi è stata da più colleghi e nelle diverse situazioni già esaminata.
La necessità in alcuni strumenti del contemporaneo sostegno dello strumento e dell'esecuzione delle note è fonte di particolari disturbi che si accentuano se si associano a condizioni anatomiche preesistenti come la lassità legamentosa. Anche la posizione dell'archetto è importante, deve essere più una sospensione in equilibrio che una "presa". La sospensione è tra pollice e le altre dita perché il gesto deve essere guidato dalla spalla.
Il violinista, il violista, il clarinettista, il flautista, hanno necessità di sorreggere e allo stesso tempo di fare le note con la stessa mano.
E' ovvio che uno squilibrio di forze in una spalla ipotonica, imporrà una presa digitale più forte con affaticamento della mano e severo danno per il musicista perché è noto che l'intensità del suono ed il sentimento del violino sono prodotti dall'archetto.
DISTONIA
Un'altro temibile problema per il musicista è la riduzione o perdita dell'automatismo delle dita, cosiddetta "distonia funzionale". Fortunatamente non frequente ma che può concludere una carriera professionale. Molti sono gli strumenti un cui quest'evento può essere riscontrato.
Gli strumenti richiedono finezza e velocità di digitazione con dissociazione di entrambe le mani. Anche se la distonia funzionale non è evento comune frequentemente avviene in un professionista all'apice della carriera e nel quale sono intervenuti eventi che hanno richiesto di modificare anche in modo impercettibile la gestualità (stress, lievi traumi, modificazioni e variazioni dello strumento in uso). Nel pianista sono frequentemente interessati il IV e V dito della mano destra, mentre nel violinista o nel chitarrista ciò avviene alla mano sinistra, dita più fragili per apparato tendineo e per conformazione nervosa. A queste dita è richiesto di effettuare accordi di velocità e potenza come si richiede alle altre dita, ma talvolta s'instaura una dissociazione tra mano mentale e mano periferica.
La distonia focale è evento che può colpire anche le labbra, come nei fiati. Per produrre un suono le labbra devono essere strette all'imboccatura, in modo da permettere l'uscita dell'aria e la modulazione delle vibrazioni.
La tromba è uno strumento in cui è possibile riscontrare con maggiore frequenza alterazioni dei muscoli della bocca. Lo strumento va premuto contro le labbra, quanto basta per impedire all'aria di uscire lateralmente e permettere alle labbra di vibrare. Il problema si crea quando le labbra sono molto strette e il musicista deve fare un maggior sforzo nel premere.
Lo studio epidemiologico del musicista fortunatamente non vede percentuali disastrose, ma considerata la specificità di questo mestiere, anche pochi casi e per ognuno di loro, il possibile rischio è drammatica. Inoltre in considerazione del fatto che la carriera del musicista è molto lunga e richiede una specifica preparazione, è evidente quanto grande possa essere il danno.
Con questa breve relazione la nostra intenzione è stato quella di segnalare le particolarità di questi lavoratori, artisti, maestro di musica, professionisti e anche dilettanti. La musica è un regalo che ci è dato, il musicista non suona solo per se stesso, ma anche per chi lo ascolta.
Anche noi come medici dobbiamo ricordarci di ascoltare un musicista quando ci presenta i suoi problemi e lo dovremmo visitare con lo strumento, mentre suona.
CONCLUSIONI
Il medico che ha in cura i musicisti dovrebbe rammentare i seguenti consigli:
Tenere presente gli imperativi degli strumenti.
Visitare il musicista con il suo strumento.
Considerare la stretta relazione tra il musicista e lo strumento.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
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