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Il dito del violinista:
NON TUTTO è DISTONIA

a cura di Cristina Franchini - luglio 2004

L'incidenza di malattie o semplici problemi correlati all'attività musicale, sta assumendo proporzioni di livello epidemico. Molto spesso però si tratta di problemi solo all'apparenza complessi e che pertanto devono essere valutati con tranquillità e calma come il caso di un violinista che passo ora a raccontare:

"Sono un violinista di 20 anni, studio da 10 anni, da 3 mesi soffro di un forte dolore a un polpastrello della mano sinistra. Non ho potuto suonare per 10 giorni(!) e sto cominciando seriamente a preoccuparmi, non mi sarà venuta una distonia funzionale?"

Osservandolo si apprezza che la sede del dolore è il polpastrello dell'indice della mano sinistra; la cute appare più chiara, lucida e liscia ed il dolore compare solo quando si esercita una pressione sul polpastrello. Non ci sono riferimenti a trauma specifici. Ad un primo approccio pare un "tumore glomico", piccola formazione vascolare della cute molto dolente; ma approfondendo l'analisi, visitandolo mentre imbraccia lo strumento e suona si comprende come la lesione sia una area di iperpressione che corrisponde all'area di appoggio sulla corda del violino, dove il dito glissando fa attrito con la corda stessa.

La condizione è chiara, ma la soluzione è veloce? Cosa è successo in questo caso? Lavorare tanto, senza sosta, cercando ancora si superare il dolore, perché si devono mantenere gli appuntamenti, si deve fare il concorso, si deve dare un esame, ha portato questo giovane a procurarsi una leisone che guarirà certamente ma dovrà dare il tempo alla natura di fare il suo decorso.

Molti musicisti soffrono in silenzio quando sono sotto stress; questo non è loro di aiuto e porta irrimediabilmente a peggiorare i problemi. Per molti di loro, può trattarsi di non avere le risorse economiche adeguate per accedere alle cure o di dover smettere di lavorare per il tempo sufficiente a completare una cura. Per altri la molteplicità delle sedi di lavoro rende difficoltoso aderire ad un programma terapeutico. Altri ancora temono che effettuare un trattamento possa modificare la propria componente creativa o renderli dipendenti da un terapeuta. È perciò importante offrire processi e approcci terapeutici che siano efficaci e mirati alle esigenze dei musicisti e che coinvolgano fin da subito la loro personalità e la loro musica. Ad esempio si possono usare brani musicali per riabilitare una funzione motoria, da associare a tecniche antistress per superare i problemi d'ansietà e depressione che abitualmente si ritrovano nei musicisti affetti da problemi muscolo scheletrici relativi alla pratica professionale. Affrontare un argomento come questo non vale solo per i musicisti, ma è ancora più importante per i medici o fisioterapisti che hanno in cura un musicista, per il quali è determinante considerare la particolarità della pratica musicale. Occorre ricordare che il 75% dei musicisti in orchestra riferisce avere avuto almeno una volta un problema correlato alla propria attività musicale e che il 50% degli archi usa beta-bloccanti prima di una manifestazione per controllare lo stress. Il 25% dei musicisti si sente debilitato dall'ansietà correlata alla performance. Questi dati portano a dare importanza ad elementi non del tutto corretti, si tenta di sopperire, temporeggiare, "vedere se il problema si risolve da se"; nessuno di noi può correggersi da solo, occorre sempre qualcuno che da esterno ci dia una valutazione obiettiva. Ma è anche determinante aiutare i musicisti a non considerare ogni problema come un "fine carriera"; lo sappiamo bene che c'è sempre la paura della "distonia funzionale"; per fortuna non tutto è distonia, o come altri lo chiamano "crampo del musicista", eppure un problema mal affrontato e soprattutto cronicizzato, perché tenuto all'oscuro, può diventare molto difficile da risolvere, senza tutta via essere una classica distonia di funzione. Il medico deve considerare,il musicista, sempre un "paziente eccellente", saper dare con serietà tutti i mezzi per venire a capo del problema,è un lavoro paziente, lento e progressivo e la valutazione deve essere fatta sempre anche davanti allo strumento.

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Daniele Franchini