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Rischio professionale e affezioni della mano e degli arti superiori nelle arti plastiche

di Cristina Franchini *

Le condizioni di lavoro cui sono sottoposti gli scultori ed altri artisti in arti plastiche, sono talvolta causa di rischio professionale, sia per i locali mal riscaldati e/o con insufficiente ventilazione, sia per l'assenza di ponteggi o sollevatori per movimentare i materiali, sia per la mancata prevenzione personale (guanti, occhiali, maschera) e per l'uso di sostanze che possono, con diversi meccanismi, essere causa di lesioni.

Non si conoscono dati precisi sulla frequenza dei rischi traumatici cui possono andare incontro gli scultori. La mano dello scultore, ad esempio, è esposta a diverso tipo di lesioni, a seconda dei prodotti utilizzati, del genere di trauma cui può essere sottoposta, del sovraccarico funzionale e delle particolari caratteristiche di alcuni materiali usati. L'ambiente di lavoro in genere è malamente adattato all'opera in corso, vi si manipolano oggetti pesanti come lastre metalliche che possono avere bordi taglienti. Occorre porre attenzione agli utensili che possono essere ingombranti dato il materiale da trattare; alcuni laboratori sono angusti, striminziti con il serio rischio che lo scultore sia facilmente raggiunto da schegge di materiale.

Da alcuni dati provenienti dalla Francia, nel settore del granito, in cui ci sono circa 5.500 operatori, si sono riscontrati 634 traumi da lavoro, di cui 28% contusioni, 27% ferite, 9% fratture. Un terzo delle lesioni riguarda la mano (33%). I rischi di sovraccarico, le alterazioni classiche della mano e dell'arto superiore delle persone che eccedono nell'utilizzo è presente negli scultori; si riscontrano tendiniti, sindromi da sovraccarico funzionale. Le sindromi compressive canalicolari sono frequenti al carpo, raro è il riscontro di distonie funzionali, anche se è stato descritto un caso di un disegnatore di strisce illustrate, che fu trattato con tossina botulinica. In questo caso si sarebbe potuto parlare più facilmente di "crampo dello scrivano". Per gli scultori che usano strumenti vibranti la sindrome di Raynaud, è un rischio potenziale. Anche altri strumenti come mole, pistole a spruzzo, lucidatori, che producono vibrazioni possono generare lesioni diverse di natura articolare, muscolare, neurosensoriale e circolatoria.

Nel 1911 Loriger aveva già descritto, tra i tagliatori di pietre, una malattia vascolare conseguente all'esposizione a vibrazioni prodotte dal martello pneumatico che fu chiamata "sindrome vibratoria di Raynaud" o "whitefinger vibration". Si tratta di un accesso ischemico, scatenato dall'esposizione al freddo. La sindrome è reversibile e la sua prevalenza, in Francia è del 5- 6% sulla popolazione adulta; 7 volte più frequente nella donna. Questa patologia vede tre cause principali, la Malattia di Rauynaud idiopatica, le connettiviti e le vibrazioni per cui, in presenza di una sintomatologia del genere in uno scultore è opportuno informarsi sul tipo dell'attività artistica. La gravità di questa sindrome dipende dai tempi d'esposizione.

L'anamnesi deve servire anche a precisare il TOT (total operating time), vale a dire il numero complessivo di ore di esposizione: durata giornaliera di utilizzo dello strumento vibrante X somma delle giornate di pratica per anno X anni di esposizione. La diagnosi clinica si basa sull'acrosindrome (modificazioni dello stato delle dita) e sulla conoscenza dell'esposizione a vibrazioni. La crisi è caratterizzata da una prima fase "ischemica" con acroparestesie in cui le dita diventano bianche e fredde. Segue una seconda fase "cianotica", incostante, ed una terza fase iperemica. Le dita diventano rosse con senso di bruciore. La sintomatologia è spesso asimmetrica, predomina nella mano che porta l'utensile. L'intervallo tra inizio dell'esposizione dalla comparsa della sindrome varia tra uno e venti anni, in media due anni. La diagnosi sarà confermata dalla capillaroscopia dinamica. La prevenzione è tecnica e amministrativa, applicando norme riguardanti l'esposizione agli strumenti vibranti, la diminuzione dell'esposizione e l'utilizzo di mezzi per limitare la propagazione delle vibrazioni e l'esposizione alle basse temperature.

Altre manifestazioni osteoarticolari possibili possono conseguire alla esposizione a vibrazioni di frequenza superiore a 20 Hz che possono provocare lesioni osteoarticolari. Durante l'attività di percussione a mezzo di strumenti vibranti, la contrazione muscolare continua che mantiene strettamente serrate le superfici articolari permette la trasmissione diretta delle onde allo scheletro e per fenomeni di risonanza può scatenare lesioni ossee. D'altra parte le vibrazioni sono stimolatori meccanici i quali associati a stimoli termici, per eccitazione del simpatico possono provocare uno spasmo capillare arterioso.

Si possono così riscontrare cinque manifestazioni osteoarticolari: - osteoartrosi iperostosante (calcificazioni abnormi del gomito, la cui diagnosi è radiologica), - la malattia di Kiemboch o osteonecrosi del semilunare, - la malattia di Kohler o osteonecrosi dello scafoide, - una rarefazione ossea con pseudo cisti contenenti piccole zone di condensazione ossea, - dolori alla spalla come periartrite, artrosi o necrosi della testa omerale. Evenienza tutt'altro che rara è la penetrazione accidentale di materiale estraneo sottocute, può essere materiale a contenuto benzenico o vinilico che penetra nella cute mentre l'artista tenta di disostruire un beccuccio della pistola a spruzzo. Tali sostanze hanno un'azione irritante locale ma anche tossica, per tanto vanno rimosse quanto prima possibile. Può trattarsi anche di materiale consistente come inclusioni di marmo o anche bronzo. Anche le nuove tecniche e i materiale moderni possono provocare casuale lesione, come è il caso di un paziente giunto a nostra osservazione che presentava disturbi alla base del pollice con dolore e formicolio del dito per la penetrazione ad altissima velocità e temperatura di uno spruzzo micrometrico di titanio.

Come prevenire tali rischio? Ci preme sottolineare che in genere tali problemi conseguono alla inosservanza di banale regole di sicurezza, talvolta causati da inesperienza, talaltra dalla fretta. D'altronde non esistono tuttora sedi idonee per informare gli artisti come gli altri lavoratori manuali del settore. Si impone perciò oltre all'osservanza delle comuni regole di sicurezza, che gli artisti stessi sollecitino informazioni detagliate ed approfondite per quanto riguarda tali rischi.

È con questo intento che Medart si propone sulla scena italiana della informazione e educazione sanitaria in campo artistico.

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Daniele Franchini