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La sindrome del tunnel carpale: cos'è, come si curaCristina Franchini tratto da Faromed.itNel 70 per cento dei casi pare sorgere spontaneamente: il nervo mediano all'interno del canale del carpo viene danneggiato. In genere la sindrome del tunnel carpale (STC) è associata ad una compressione meccanica del nervo che porta ad un danno metabolico di varia entità. I sintomi della sindrome dipendono dalla durata e l'intensità della compressione e dell'ischemia che interessano le fibre nervose. Cosa accade La STC può avere effetti sul flusso microvascolare e sul trasporto assonale che viene rallentato (sia quello lento che veloce): la diminuzione è maggiore se il paziente è affetto da altre malattie metaboliche (diabete, tireopatie, etc). Si possono osservare anche altri danni alla conduzione nervosa, con effetti strutturali (demielinizzazione focale) e intraneurali (dall'edema fino alla fibrosi). All'ischemia dei vasi endoneurali segue poi la reazione infiammatoria, che associata alla lesione meccanica diretta porta ad un danno nervoso che può presentarsi in diversi gradi. Il danno viene infatti classificato in tre stadi - neuroaprassia, assonotmesi e neurotmesi - a cui corrispondono altrettanti stadi clinici: la fase irritativa-algica (I), quella algo-parestesica (II) e lo stadio atrofico-paralitico (III). Quali terapie consigliare? Stefano Tognon (responsabile dell'unità di chirurgia della mano della Casa di cura di Abano Terme) riporta uno studio sperimentale in cui 64 soggetti affetti da STC idiopatica sono stati sottoposti a una cura a base di un mix di farmaci neurotrofici e antiossidanti (vitamine E e B, acido alfa-lipoico [ALA] e acido gamma-linolenico [GLA]). Il 7,8 per cento dei pazienti era in fase I, l'81,3 per cento in fase II e il 10,9 per cento nella fase III. Nella quasi totalità di casi, alla somministrazione è conseguita una riduzione dei disturbi, in tempi variabili e, comunque, sempre nelle prime tre settimane. In particolare, nei soggetti in fase I e II, è risultata netta la diminuzione del dolore notturno e diurno mentre le parestesie diurne, ancorché diminuite, lo sono con minore frequenza. Nei soggetti in fase III, nei quali il dolore in generale è poco presente sin dall'inizio, si è riscontrata solo una modesta riduzione delle parestesie ad indice e pollice (in genere le meno interessate dai fenomeni parestesici). L'uso della fascia elastica - il tutore notturno, utilizzato in 24 casi su 64 - è parso utile nel far diminuire i disturbi durante la notte. L'uso di farmaci neurotrofici e antiossidanti ha ridotto quindi in modo significativo i disturbi, specie quelli in fase I e II. |
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